01 giugno 2011

Oggi il buongiorno è così...




..Cristian Savani!

31 maggio 2011

Riassumendo le LEZIONI..

 L'esame di Informatica applicata al giornalismo è in avvicinamento, e non avendo frequentato il corso sono per me preziosi gli spunti che traggo dai blog dei miei compagni, che invece sono riusciti a presenziare alle lezioni.
Riassumendo in linea di massima il programma, tracciando un filo attraverso i blog - devo dire molto interessanti - degli altri ragazzi, si evice che:
  • Il professor Alfonso si è soffermato su quelle che sono le peculiarità del web, e quindi i portali; i tipi di reti, per esempio le intranet; i nuovi mezzi digitali come gli e-book, ed infine i social network e le loro logiche.
Interessante è come ognuno sia poi riuscito a personalizzare e rendere particolare il proprio blog: c'è chi si focalizza sul cinema e sulle recensioni, chi sulla poesia e la letteratura, qualcuno sul calcio tra amici, sulla musica, la fotografia e molto altro.





..ci vediamo il 10 Giugno!! -.-

Un esempio di reporter: KAPUSCINSKI

“La curiosità del mondo che anima il reporter è una questione di carattere. Ci sono persone non interessate al resto del mondo: quello in cui vivono è per loro il mondo intero.
Una posizione rispettabile come qualunque altra.
Confucio diceva che il modo migliore per conoscere il mondo è quello di non uscire mai dalla propria casa, e anche questo è vero: invece di spostarsi materialmente, si può viaggiare all'interno della propria anima. Il concetto di viaggio è quanto mai elastico e differenziato.”[1]



Il concetto di viaggio per Riszard Kapuscinski è più facilmente comprensibile partendo dal principio. Da quella che è la sua biografia e la sua esperienza di vita. Kapuscinski nasce a Pinsk, un tempo terra polacca ora attuale Bielorussia, il 4 Ottobre 1932. Studia all’università di Varsavia, e si laurea in Storia Contemporanea. Dopo la laurea inizia a lavorare per il giornale polacco Sztandar Mlodych[2]. E’ il 1955, due anni dopo la morte di Stalin, la censura era lievemente meno severa, ma il regime continuava. Proprio in questi anni inizia a percepire quella sensazione di inquietudine che successivamente, come vedremo, caratterizzerà la sua vita e la sua predisposizione al viaggio: il varcare la frontiera.

“Quello che volevo era semplicemente varcare una frontiera, quale che fosse: non mi premevano lo scopo, il traguardo, la meta, ma il mistico e trascendentale atto in sé di varcare la frontiera.”[3]
A seguito di questa prima esperienza di redazione, inizia a lavorare come corrispondente per l’agenzia di stampa PAP[4], da cui arriva nel 1956 il primo viaggio: l’India. Giovane e inesperto, senza conoscere la lingua e la cultura, rimane per ben sei mesi in India, bloccato a causa della nazionalizzazione del canale di Suez. L’imprevisto però non lo blocca, anzi, Kapuscinski raccoglie con determinazione questa sfida. D’altra parte sono proprio gli imprevisti che caratterizzano un viaggiatore rispetto al semplice turista. Inizia quindi a esplorare il territorio indiano, senza però riuscire ad entrare in vera empatia con la cultura che sta esplorando.
“L’india rappresentò il mio primo incontro con la diversità […] Avevo scoperto che una cultura estranea non si svela a comando e che, per capirla, occorre una lunga e solida preparazione.”[5]
Gli rimane una grande lezione d’umiltà dal suo primo viaggio, ma non solo: la scoperta che da un viaggio si può anche non uscire mai, che non è solo lo spostamento fisico quello che conta, ma dove la mente vaga.
“Scoprivo che un medesimo viaggio si poteva prolungare, ripetere, moltiplicare attraverso la lettura dei libri, lo studio delle mappe, l’osservazione delle immagini e delle fotografie. Scoprivo anche che quel modo di spostarsi aveva addirittura un vantaggio rispetto allo spostarsi fisicamente, nel senso che il percorso iconografico permetteva di fermarsi, osservare con calma, tornare all’immagine precedente, cosa che spesso in un vero viaggio non si ha né il tempo né la possibilità di fare.”[6]
Con questo background compie il suo secondo viaggio. La redazione polacca lo manda in Cina, nel 1957, a documentare la politica dei cento fiori di Mao Tze Tung. Ben presto Kapuscinski si accorgerà di quanto anche la realtà cinese sia di difficoltoso apprendimento: la paragona alla Grande Muraglia,
“un muro composto di tutto ciò che mi riusciva incomprensibile: i discorsi della gente, i giornali, le radio. In India era successa la stessa cosa, anche li non ero riuscito a farmi strada nel folto dei locali alfabeti indiani.”[7].

A differenza però di altri colleghi – per esempio Sartre con “Visita a Cuba”- Kapuscinski non cade nella trappola degli spin doctors comunisti, che al tempo del regime organizzavano per gli intellettuali stranieri visite idilliache e preconfezionate volte a rafforzare la legittimità dei dittatori comunisti. Uscendo da questo tipo di strumentalizzazione politica, Kapuscinski imbocca la via che sarà quella che poi percorrerà per tutta la vita, e in tutti i suoi viaggi: quella del reportage politico non embeeded[8]. Kapuscinski inizia a esplorare con uno sguardo nuovo, indagando sotto la corazza della “macchina del silenzio” istituzionale che trasforma la “verità” dei luoghi e delle persone. Sceglie di vedere la realtà con i propri occhi, di fare di ogni posto un luogo unico legandolo a persone conosciute, storie non ordinarie, e non al regime vigente. Questo tipo di narrazione è ricollegabile a un genere ibrido, non solo al mero reportage di viaggio. Nei resoconti del reporter polacco realtà e finzione si mescolano confluendo nella miscela del “meta-viaggio”, tipico del suo contemporaneo Bruce Chatwin[9]. Ma non è Chatwin a influenzare la poetica del polacco, dobbiamo fare una notevole digressione temporale per arrivare al reporter che sarà la chiave di volta del lavoro giornalistico di Kapuscinski. Precisamente nella Grecia del V secolo a.C. Sto parlando di Erodoto, primo autore di viaggio della tradizione occidentale. Kapuscinski fa delle Storie[10] la sua guida personale, tanto da condurre le sue ricerche secondo il metodo dell’autopsia.[11]

“Come lavora Erodoto? Da reporter di razza: gira, osserva e ascolta per poi immagazzinare, per iscritto o nella memoria, ciò che ha sentito. […] Erodoto non si accontenta del “sentito dire”: cerca sempre di verificare di persona, di paragonare le versioni sentite e di formulare una propria opinione.”[12]
Proprio grazie ad Erodoto  (a cui lo accomuna l’approccio di tipo storico – antropologico) la quale lettura va di pari passo con l’avanzamento della sua carriera di reporter, Kapuscinski si appassiona a un nuovo Altrove: il continente africano. Peculiare è la situazione dell’Africa negli anni ’60, con il regime comunista e i problemi legati alla guerra fredda poco si parlava della decolonizzazione in atto oltremare. Kapusciski sceglie di uscire da questo eurocentrismo e si interessa proprio a quelle popolazioni quasi dimenticate. Nel 1960 vede per la prima volta il Nilo. Dall’Egitto si sposta in Congo, Etiopia, Uganda, Tanzania, Kenya, Algeria, Senegal, Mozambico[13]. Permane in Africa per oltre dieci anni. Difficile avere contatti con la Polonia – dov’è la sua redazione – o con l’Europa in generale. Niente telefoni o radio, l’unico mezzo di trasmissione d’informazioni era il telex, davanti al quale si dava appuntamento con i suoi colleghi di Varsavia per passare i pezzi al giornale. Se era fortunato, il telegrafo:
“[…] scrivere dispacci e portarli alla posta dove il telegrafista di turno li invia all’ufficio della PAP a Londra (operazione meno costosa che spedirli direttamente a Varsavia). […] Qui esce un solo giornale, che ha quattro pagine e si chiama”Ethiopian Herald”. […] In qualità di unico corrispondente polacco per tutta l’Africa non posso sparire per tanto tempo nel nulla. E allora, dove attingere le informazioni? I miei colleghi delle agenzie ricche – Reuter, AP o AFP – assoldano dei traduttori, ma io non ho abbastanza denaro. […] Non mi resta che andare in giro. […] Ma non mi lamento: con questo sistema conosco molta gente e vengo a sapere cose che i giornali e la radio non dicono.”[14]

Realtà simile si ritrova nei suoi viaggi in America Latina: nel 1975 scrive della Bolivia, - guerra interna tra opposizione, principalmente studentesca, e il regime vigente - di Che Guevara e Allende a Cuba; dell’uccisione dell’ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca Karl von Spreti in Guatemala; di Haiti e Santo Domingo; del sanguinoso regime dittatoriale vigente in Venezuela.[15]
Nel 1979 è la volta dell’Iran, “dove è in atto la rivoluzione islamica guidata dall’anziano, arcigno e inflessibile ayatollah Khomeini”[16]. Shah in Shah è il libro reportage partorito da questo soggiorno - scritto chiuso in una camera d’albergo mentre sistema gli appunti presi durante la permanenza - che traccia il profilo storico, politico e sociale dell’Iran.
“Che abbiamo dato al mondo, noi persiani? La poesia, la miniatura, il tappeto. Cose produttivamente inutili, che non rendono più facile la vita, ma semplicemente l’abbelliscono, sempre che una distinzione del genere abbia senso. Abbiamo dato al mondo questa meravigliosa inutilità. Ma è attraverso di essa che abbiamo espresso la nostra vera natura di vedere il pericolo, capiscono improvvisamente di non esserne immuni.”[17]
Nel 1989 Kapuscinski fa ritorno in Europa, e decide di occuparsi del colosso Urss. Sono gli anni del disfacimento dell’impero – da qui il titolo chiaramente provocatorio Imperium - così il reporter decide di approfondire il tema.
“[…]non è una storia della Russia e dell'ex URSS né un resoconto dell'ascesa e caduta del comunismo in questo stato e neanche un manualistico concentrato di conoscenze sull'Impero. E' la mia relazione personale di viaggi compiuti nelle sconfinate distese di questo paese (o meglio di questa parte del mondo), cercando sempre di arrivare fin dove me lo consentivano il tempo, le forze e la possibilità.”.[18]
 Si parla dei primi contatti di gioventù con i territori bolscevichi, fino a quelli più recenti degli anni del crollo; geograficamente spaziando dalla capitale fino ai meandri più remoti della vastità russa e toccando argomenti delicati come quello del dispotismo, dell’oppressione e della violenza.
 "[…] Stalin si guardò bene dal commettere un errore del genere. Chi costruiva camere a gas se ne prendeva anche la colpa, si addossava il marchio dell'assassino. Stalin quindi scaricò la colpa dei delitti sulle vittime stesse: morite di fame perché non volete lavorare, perché non vedete i vantaggi offerti dal kolchoz.".[19]
Con l’avanzare degli anni - e dei reportage - arriva anche il successo. Peculiare, infatti, il caso delle pubblicazioni di Kapuscinski, che avvengono in ordine opposto rispetto a quello di scrittura (come per esempio il recente Cristo con il fucile in spalla). Numerosi i riconoscimenti prestigiosi, tra cui uno recente e nostrano come la laurea Honoris Causa presso l’Università di Udine. Certamente però non si parla di una notorietà fragorosa, numerose sono stata anche le polemiche e le accuse, come quella di aver collaborato con i servizi segreti polacchi, o di essere stato sostanzialmente un “bugiardo” per la personalizzazione di molti reportage a causa dell’ambiguità tra realtà e finzione. Kapuscinski è comunque rimasto fino alla fine dei suoi giorni – il 23 Gennaio 2007, nella sua terra madre a Varsavia – molto umile e moralmente integro. Ci lascia, infatti, con una massima molto importante per chi, come lui ha fatto, vorrebbe intraprendere la carriera giornalista: “Il cinico non è adatto a questo mestiere.”[20]
Nel nostro mestiere vi sono alcuni elementi specifici molto importanti. Il primo elemento è una certa attitudine ad accettare e sacrificare qualcosa di noi. […] Il secondo elemento della nostra professione è il costante approfondimento delle nostre conoscenze. […] C’è una terza qualità importante per la nostra professione, ed è non considerarla come un semplice mezzo per arricchirsi.[…] Non c’è giornalismo possibile fuori dalla relazione con gli altri esseri umani. ”[21]







[1] R. Kapuscinski, Autoritratto di un reporter, ed. U.E. Feltrinelli, 2008 pag.11.
[2] “La bandiera dei giovani”
[3] R. Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, ed. U.E. Feltrinelli, 2005 pag. 15.
[4] Polska Agencjia Prasowa: agenzia di stampa polacca.
[5] R. Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, ed. U.E. Feltrinelli, 2005 pag. 42.
[6] R. Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, ed. U.E. Feltrinelli, 2005 pag. 51.
[7] Ivi, pag. 64.
[8] Giornalista embedeed: protetto da un esercito.
[9] Bruce Chatwin (1949-1989), scrittore e viaggiatore britannico, ha compiuto numerosissimi viaggi dai quali ha scritto molteplici libri, tra i quali In Patagonia.
[10] Erodoto, Storie, Newton & Compton, 2007.
[11] Controllo in prima persona dei luoghi che si vogliono descrivere, modo d’agire tipo di Erodoto.
[12] R. Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, ed. U.E. Feltrinelli, 2005 pag. 98.
[13] Sui conflitti dell’Africa R. Kapuscinski, Ancora un giorno (1976) La prima guerra del football e altre guerre di poveri (2002), Ebano (2002), Il primo sparo per il Mozambico in Cristo con il fucile in spalla (2011.)
[14] R. Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, ed. U.E. Feltrinelli, 2005 pag. 173.
[15] Pubblicato nel 1975, ma mai apparso in Italia Cristo con il fucile in spalla viene pubblicato nel 2011 da Feltrinelli.
[16] R. Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, ed. U.E. Feltrinelli, 2005 pag. 136.
[17] Ferdousi, un venditore di tappeti incontrato da Kapuscinski durante il soggiorno, si accomiata da lui a fine libro definendo così il popolo iraniano.
[18]R. Kapuscinski, Imperium, ed. U.E. Feltrinelli, 2002 pag. 12.
[19] Ivi, Pag.242.
[20] R. Kapuscinski, Il cinico non è adatto a questo mestiere, E/O, 2000.
[21] Ivi, pag. 32 – 38.

23 maggio 2011

Oggi non ho voglia di studiare. COLPA DI PISAPIA!

Se la Lega, a sostegno di Berlusconi e della sua grande paura di perdere Milano, diffonde questo video contro Pisapia, gli utenti facebook se la spassano a prendere il giro satiricamente questa situazione, in cui Pisapia sembra incarnare "tutti i mali del mondo" nella pagina "E' tutta colpa di Pisapia".





20 maggio 2011

Se le modelle oversize favoriscono l'obesità...

E' questa la tesi sostenuta da due ricercatori dell'Università di Bologan, Davide Dragone e Luca Savorelli. Se il passerella sfilano modelle taglia 48 si alza  per tutte il rischio di obesità. Lo studio dei due ricercatori dell'Alma Mater - intitolato «Magrezza e obesità: un modello di consumo alimentare, preoccupazioni per la salute e pressione sociale» - è stato presentato qualche giorno fa a Londra, ed è stata subito polemica. Ripreso da colossi internet come l'Huffington Post e il New York Magazine, secondo questa tesi quindi utilizzare in passerelle modelle dalle forme generose non solo non preverrebbe dall'anoressia, ma rischia di favorire l'effetto contrario, l'obesità.
Sicuramente uno scossone per il mondo della moda, che da non più di un anno si stava impegnando a ridefinire gli standard di bellezza proposti al grande pubblico. Modelle più in carne, maggiore produzione di abiti di taglie comode e il divieto di definire «taglia forte» una salutare 46.
Controversa la tesi, controversi i pareri che si stanno sprecando su giornali di moda e non. Se il Daily Mail titolava così: «Dimenticatevi le grassocce, tenetevi le magre! dice un nuovo e controverso studio che supporta la taglia zero», opposto l'approccio di un giornale nostrano, Gioia: « Anoressiche e obese, ma la moda non c'entra!», che ci lascia con una domanda sulla quale - specialmente noi donne - dovremmo riflettere: «Ma davvero la moda può condizionare a tal punto i comportamenti delle donne?»

19 maggio 2011

Un esempio di giornale on line: REPUBBLICA.IT



Un Gianni Brera d'annata sui mondiali di calcio, un reportage sulla guerra del Golfo, il racconto dei giorni terribili di Ground Zero. Per trovarli e rileggerseli bastano pochi secondi: ventiquattro anni del grande mondo Repubblica (quotidiano, sito web, giornali locali, tv) a portata di clic. E' online su Repubblica.it il nuovo motore di ricerca (realizzato da Kataweb) che apparirà nei prossimi giorni sulle home page di tutti i siti del gruppo Espresso e permette ai navigatori di "frugare" gratuitamente in uno degli archivi più grandi e importanti dell'informazione italiana, sterminato e multimediale. Che raccoglie non solo gli articoli, i reportage e i commenti comparsi su circa novemila numeri del giornale fondato da Eugenio Scalfari usciti dal 1984 a oggi, ma contiene anche migliaia di gallerie fotografiche e di video provenienti dalle pagine di Repubblica. it, da Repubblica tv e dagli altri siti collegati. Un archivio che, ovviamente, verrà continuamente implementato dai contenuti che usciranno di qui in avanti su tutti i media del gruppo e sarà presto allargato al settimanale l'Espresso.

Ricerca inteligente. Un archivio, ma anche qualcosa di più: uno strumento di ricerca intelligente che fornisce risposte organizzate secondo una logica giornalistica e "suggerisce" una serie di opzioni e di link a diverso titolo correlati all'oggetto della "query".

La prima risposta. Insieme alla prima "risposta" per la parola o le parole cercate appare subito, nelle colonna di sinistra, la possibilità di "raffinare" la ricerca attraverso quattro fattori che ricordano almeno tre delle cinque "w" che stanno alla base del buon giornalismo: il "chi" (persone ed enti), il "quando" (l'anno in cui sono accaduti i fatti), il "dove" (i luoghi dove si sono svolti). Da lì in poi è l'utente a muoversi e a far muovere il motore nel senso voluto entrando tra gli "scaffali" virtuali dell'archivio, scavando e approfondendo fino all'obiettivo. Ma anche, volendo, facendosi "deviare" da testi e notizie che colpiscono la sua attenzione e imprimono svolte inaspettate al suo percorso.

La "query". Si parte dalla home page di Repubblica. it. In alto, vicino alla testata c'è l'invito a provare "la nuova ricerca". Lì va impostata una richiesta formata da uno o più termini scritti tutti di seguito. Il motore cercherà nell'archivio e mostrerà tutti gli elementi che contengono contemporaneamente quelle parole. Se vogliamo cercare più parole in un ordine determinato, dovremo metterle fra 'apici'.

Sei ambiti. Un menù a tendina ci propone sei possibili settori di ricerca di cui cinque "interni": La Repubblica dal 1984 (il quotidiano), Repubblica. it (il sito), Repubblica. it fotogallerie, Repubblica Tv video, Giornali locali gruppo Espresso (ricerca sui rispettivi siti) e Annunci (gli annunci economici di Repubblica. it). Il sesto è esterno e porta alla normale ricerca di Yahoo! su tutto il web.

Impostato l'ambito, il primo risultato sarà un elenco di articoli comparsi su Repubblica dal 1984 o su Repubblica. it (dieci anni), o un indice di gallerie fotografiche, di video, di articoli dei giornali locali o di annunci pubblicitari. Fin qui una normale ricerca in un archivio per quanto grande e aggiornato. Ma nelle due colonne laterali, l'offerta e le risposte si allargano.

Chi, dove, quando. Sulla destra troviamo tre titoli sull'argomento "catturati" dalla produzione di Repubblica. it. Il criterio è sempre quello della rilevanza, ma basta cambiarlo utilizzando l'apposito menù a tendina per far uscire i tre articoli più recenti sul tema. Subito sotto, altre tre voci, sempre organizzabili per ordine temporale (dal più recente o dal più antico) e di "rilevanza": sono le gallerie d'immagini e i video messi online da Repubblica. it sul tema indicato e gli articoli dei giornali locali che "rispondono" alla richiesta. Di ciascuna voce appaiono i primi tre materiali disponibili ma basta cliccare su "altri..." per arrivare a tutto quanto è disponibile in archivio.

Foto e video. Dall'altro lato della pagina, nella colonna di sinistra, ecco un'altra serie di riferimenti che ci permettono di approfondire e "raffinare" la ricerca. Gli articoli (o le gallerie o i video) trovati vengono suddivisi per anno permettendo una ricerca temporalmente più precisa. Subito sotto, altri tre elenchi: le persone, gli enti e le società e i luoghi in qualche modo collegati all'oggetto della nostra ricerca. Ciascuno, a sua volta, riporta agli elementi scovati nell'archivio che "linkano", in qualche modo alla parola in questione.

Opzioni avanzate. Infine, le "opzioni avanzate". Nella stessa schermata del primo risultato, un altro tasto permette di andare oltre. Si può scegliere se proseguire la ricerca su tutte le parole o soltanto su una, si può restringere o allargare la ricerca nel tempo a un certo anno, mese o giorno e si può anche cercare attraverso la firma dell'autore del pezzo.

L'archivio e la ricerca sono adesso alla portata di tutti. Col tempo verranno affinati e allargati per diventare uno strumento sempre più affidabile per il lettore e il ricercatore.


Tratto da Repubblica.it

Un esempio di giornalismo: LA REPUBBLICA


 

La fondazione.
Negli anni settanta si stava affermando nel panorama giornalistico italiano l’idea di un nuovo tipo di quotidiano, più politicamente orientato rispetto a quelli gia affermati come, per esempio, il “Corriere della Sera”. Su questa impronta nasce a Roma la “Repubblica”, quotidiano nazionale fondato e ideato da Eugenio Scalfari. Il primo numero esce in edicola la mattina del 14 Gennaio 1976. Fin dal primo giorno è un giornale che fa politica, e non smetterà mai di farla.

“Questo giornale è un poco diverso dagli altri: è un giornale d’informazione il quale anziché ostentare una illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente di avere fatto una scelta di campo. E’ fatto da uomini che appartengono al vasto arco della sinistra italiana, consapevoli di esercitare un mestiere, quello appunto del giornalista, fondato al tempo stesso su un massimo d’impegno civile e su un massimo di professionalità e di indipendenza.”
Un giornale non neutrale, la “Repubblica” 14Gennaio1976. pag.6.

Un giornale schierato a sinistra quindi, ma non certo un giornale di partito. Costituiva invece un’opposizione alla “partitocrazia” vigente.  Il gruppo di giornalisti fondatori che Scalfari volle con se (Sandro Viola, Gianni Rocca, Fausto De Luca, Giorgio Bocca, Giorgio Signorini, Miriam Mafai, Enzo Golino, Rossellina Balbi, Gianluigi Melega, Giovanni Valentini, Barbara Spinelli, Bernardo Valli, Giampaolo Pansa) che sposarono- insieme all’editore Carlo Caracciolo - il nuovo progetto “Repubblica”, avevano anche loro come Scalfari nella mente l’idea ben precisa che con questo nuovo quotidiano si voleva   superare le tradizionali contrapposizioni della politica italiana, in favore di rinnovati equilibri che potessero assicurare un buon governo al paese. Non più una sinistra di classe o di parte ma egemonica, nazionale. Nazionale proprio come il quotidiano, che è stato il primo ad imporsi con una diffusione omogenea su tutta la penisola.
Agli inizi il giornale esce solo dal Martedì alla Domenica. Non al Lunedì. Non ha lo sport. Non ha la cronaca locale. Si occupa sostanzialmente di cronaca di importanza nazionale, politica e cultura. Si posiziona come “secondo giornale”, da affiancare alla lettura di un altro quotidiano. Anche il formato è tutto nuovo, è, infatti, di dimensioni ridotte rispetto a quelle normale, è il “tabloid”, importato dalla tradizione anglosassone. Le venti pagine dei primi due anni però vivono quotidianamente in un clima di incertezza. Le vendite non sono numerose, e i conti economici non troppo fiorenti.

I primi anni, affermazione e cambiamenti.
Dal 1978 si apre una stagione di profondi stravolgimenti, tanto per il giornale quanto per il paese. L’emergenza terrorismo investe prima il settore giornalistico (Vittorio Bruno, Indro Montanelli e molti altri), e culmina poi nel caso Moro. “Repubblica” è uno dei quotidiani che sostiene la linea della fermezza nei confronti delle BR. Nonostante l’atmosfera nera però, il bilancio economico migliora, come le vendite. Si aumenta la foliazione da 20 a 24 e inizia il processo di affiancamento ai quotidiani locali(il “Tirreno” a Livorno nel ’77 e il “Mattino di Padova” nel ’78).
Nel 1981 scoppia il clamoroso caso P2, che coinvolge il gruppo Rizzoli, editore de “Il Corriere della Sera”. Repubblica riesce a trarre abilmente vantaggio dalla crisi del quotidiano rivale. Guadagna due illustri firme come Biagi e Ronchey e si accostai al formato omnibus - giornale per tutti- un tempo scartato. Trova spazio così lo sport, lo spettacolo e la cronaca varia, le pagine passano a 40. L’orientamento politico rimane lo stesso, con una maggiore apertura alla DC e al suo leader Ciriaco De Mita. Il 1987 è l’anno del decimo compleanno di “Repubblica”.

La serrata competizione con il “Corriere della Sera”.
 Scalfari può festeggiare soddisfatto i primi dieci anni del suo giornale. Infatti, è proprio a fine ’86 che avviene il sorpasso sul “Corriere della Sera”. Per celebrare il decennio, insieme al quotidiano vengono lanciati una serie di fascicoli a rotocalco gratuiti che ripercorrono la storia del giornale e inoltre, ogni venerdì esce il supplemento “Affari & Finanza”, per accontentare il settore di pubblico dell’imprenditoria - della “cultura industriale” come la definiva Agnelli - che si era man mano accostato a “Repubblica”. Per mantenere il primato la struttura del giornale cambia. I lettori lo considerano ormai come primo e unico giornale, aumentano quindi le redazioni delle cronache locali per rispondere meglio a questa esigenza, lo sport, i suggerimenti culturali, per i viaggi, ecc. Nel’87 viene anche lanciato un gioco a premi – Portfolio - di ispirazione anglosassone, che riscuote un ampio successo. Ovviamente il Corriere passa al contrattacco, lanciando prima il supplemento mensile Sette, e successivamente introducendo un gioco a premi, Replay. “Repubblica” a sua volta risponde con il lancio de “Il Venerdì”, supplemento che esce per la prima volta il 16 Ottobre 1987, lo stesso giorno in cui esce già “Affari & Finanza”. “Repubblica” riesce così a conservare per qualche tempo il primato.

La “guerra di Segrate” e Tangentopoli.
Alla fine degli anni ’80 Scalfari e Caracciolo, convinti della necessità di ampliare le dimensioni aziendali e di avere un più solido sostegno finanziario, decidono di vendere le loro quote azionarie a Carlo De Benedetti, ed entrano nel 1989 nel gruppo Mondatori. Berlusconi però sbarra la strada al terzetto e inizia così un aspro duello finanziario e legale soprannominato poi la “guerra di Segrate”(il paese alle porte di Milano, dove ha sede la Mondadori). In un primo momento, nel ’90 ha la meglio Berlusconi. Il 25 Gennaio è eletto presidente della Mondatori. “Repubblica” si rifiuta di riconoscerlo, per motivi di fondo che vedono opposti in primis l’orientamento politico e seguendo il modo di trattare l’informazione, la questione della gestione dei proventi pubblicitari, la libera concorrenza e così via. A fine anno però la situazione si risolve. Berlusconi e De Benedetti si spartiscono la “Grande Mondatori” e la “Repubblica” (insieme all’Espresso e ai quotidiani locali) torna nelle mani di De Benedetti e del suo fondatore.
Nel 1992 scoppia il caso “Tangentopoli”, nome dato alle numerose inchieste per corruzione concussione e finanziamento illecito scoperte relativamente ai partiti politici. La partitocrazia al governo italiano è scardinata, personaggi politici di rilievo indagati (Craxi Andreotti Forlani): è indignazione in tutta Italia. Per “Repubblica” è in qualche misura l’apoteosi, come tutti i quotidiani nazionali, ha per i lettori una funzione di supplenza all’assenza politica. In particolare in questi anni si rafforza il patto fiduciario con il pubblico. Il quotidiano di Scalfari ha saputo proporsi come alternativa allo sfascio morale del paese, garantendo al lettore valori saldi, una savia guida nella incapacità strutturale e istituzionale del paese e mantenendo comunque il suo credo politico.
Grazie allo stretto patto fiduciario instaurato con il pubblico, “Repubblica” - insieme al rivale “Corriere della Sera” – non viene toccata dalla crisi editoriale giornalistica che imperversa nel biennio ‘95-’96.  Riprende quindi la stretta concorrenza, combattuta con cassette di corsi di lingua, la stampa del numero del Lunedì, l’introduzione del colore negli inserti pubblicitari e per la prima pagina. Repubblica lancia anche l’introduzione di 2 supplementi “Musica Rock & Altro!” e “Salute”, nel 1995.
Nel 1996 finalmente il sogno politico di Repubblica si avvera, Prodi vince le elezioni e diventa presidente del Consiglio.

Il dopo Scalfari.
Proprio in questo momento politico di particolare importanza per “Repubblica”, Eugenio Scalfari decide di lasciare il timone. Il successore designato è Ezio Mauro, che subentra a Maggio del 1996. Mauro però dovrà presto confrontarsi con la disillusione. Dovrà saper dare voce a una sinistra delusa dalla prova di governo dei suoi uomini e partiti e cercare nuovi interessi, temi e letture per il suo pubblico. Nel 1996, anno di inizio mandato, viene lanciato l’inserto D, settimanale femminile che esce il Sabato. L’anno successivo è lanciata l’edizione on line, www.repubblica.it, che si afferma come principale sito di informazione on-line italiano. Nel 2001 viene inserito bisettimalmente il “Diario”, in cui sono approfonditi temi particolari analizzati attraverso parole chiavi. Dal 2004 viene gradualmente inserito il colore in tutte le pagine. Prenderanno presto esempio anche gli altri quotidiani, come fu in passato per il formato tabloid e la settimanalizzazione. Nel 2005 è la volta del mensile per i giovani “XL” e nel 2006 del mensile moda “Velvet”. Nel 2007 il quotidiano si rinnova ancora, si sdoppia in 2 giornali: uno dedicato alle notizie e l’altro – R2 - dedicato ad approfondimenti e inchieste di attualità. Con tutte queste manovre editoriali, Mauro porta a compimento un’operazione complessa, cerca di dare alla sinistra “repubblicana” un’identità non più solo di partito, ma un’identità culturale capace di durare nel tempo. Il quotidiano si pone come chiave di lettura dei valori, della cultura e degli ideali che il popolo della sinistra dovrebbe avere.

I Direttori.
Eugenio Scalfari.
Eugenio Scalfari nasce il 6 Aprile 1924 a Civitavecchia. Inizia a Roma gli studi, quindi si trasferisce con la famiglia a Sanremo, dove frequenta il liceo con Italo Calvino. Diventa poi studente di giurisprudenza. È proprio durante gli anni universitari che avviene il suo approccio al giornalismo. Successivamente, nel 1950, inizia a collaborare prima al “Mondo” poi all’“Europeo, mentre lavora alla Banca d’Italia. Nel 1955 partecipa alla fondazione del Partito Radicale per poi passare, nel ’63, al Partito Socialista. Nello stesso anno diventa direttore dell’”Espresso”, che in cinque anni sotto la sua direzione arriva a superare il milione di copie vendute. Nel 1976 fonda il quotidiano “Repubblica”. Ne rimane alla direzione per 20 anni, abbandona il ruolo nel 1996 lasciandolo a Ezio Mauro, ma non scompare dalla testata, in quanto cura l’editoriale della Domenica, commentando i fatti salienti della settimana. Per i “repubblicani”, i suoi fidi lettori, l’appuntamento domenicale è molto importante, tanto da essere stato soprannominato “la messa cantata della Domenica”.

Ezio Mauro.
Ezio Mauro nasce il 24 Ottobre 1948 a Dronero, in provincia di Cuneo. Fa il suo ingresso nel mondo giornalistico nel 1972, collaborando con la “Gazzetta di Torino”. Nel 1981 alla “Stampa”, come inviato. È responsabile della politica interna, poi inviato dagli Stati Uniti. Nel 1988 inizia a lavorare con “Repubblica”come inviato da Mosca. Nel 1990 però torna di nuovo alla “Stampa, di cui diventerà prima condirettore, e poi nel 1992 direttore. Vi rimarrà 4 anni, fino al 1996, da quando precisamente il 6 Maggio sostituisce il fondatore Scalfari alla guida di “Repubblica”.

L’editore.
Carlo De Benedetti nasce a Torino il 14 Novembre 1934. Negli anni ’70 grazie al capitale familiare si lancia nel mondo dell’imprenditoria, diventando uno dei più importanti imprenditori italiani. Tre le aziende da lui “toccate” ricordiamo la FIAT, la Cir e Olivetti. Nel 1975 investe una modesta cifra, che doveva essere “la prima e l’ultima ” nel progetto di Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo, che diventò poi il quotidiano “Repubblica”. Dopo questo primo modesto investimento le strade di De Benedetti e “Repubblica” si incontrano di nuovo alla fine degli anni ’80, quando acquista la concessionaria pubblicitaria Manzoni, e successivamente nel 1989 Scalfari e Caracciolo gli vendono le loro azioni. Entra così a fare parte del gruppo Mondatori. Il gruppo sarà poi investito dalla “guerra di Segrate” e del colosso editoriale a lui resterà il controllo del gruppo Espresso (composto da “la Repubblica, l”Espresso”, 17 testate locali, 4 radio, la divisione internet con KataWeb, una rete Tv, la concessionaria pubblicitaria e alcune riviste di nicchia). Lui ha la maggioranza delle azioni, Scafari non ne possiede più, Caracciolo ne detiene un pacchetto consistente e diventa il presidente. Per qualche anno De Benedetti non è molto presente all’interno del gruppo, lascia infatti piena libertà di movimento a Scalfari. I lettori imparano a conoscerlo attraverso articoli di economia e polita internazionale, spesso ricavati da conferenze estere e lezioni di settore specifiche. Ma sebbene discreta, la sua presenza cambia comunque il gruppo e lo aiuta a crescere. Soprattutto dopo l’ingresso della CIR avvengono alcune manovre editoriali importanti, come la quotazione in borsa, kataweb e la new economy, e lo sbarco su internet con l’edizione on-line.  C’è poi il caso della successione a Scalfari. De Benedetti voleva Mauro, e la scelta si è rivelata vincente. Con lui lancia un'altra iniziativa editoriale importante, la Biblioteca della “Repubblica”, che non è solo marketing, è differenziazione del prodotto editoriale. Con questa iniziativa non si vuole allegare al giornale per aumentare le vendite, ma si vende insieme al giornale un altro prodotto editoriale. E l’editoria giornalistica diventa così a tutto campo. Dopo i libri ci sono dizionari, enciclopedie, cd-rom, guide ecc… Nel 2005 una vicenda imprenditoriale, associa il suo nome per affari a quello di Silvio Berlusconi, grande “nemico” da sempre del gruppo. È subito sconcerto. Per mettere fine alla polemica, De Benedetti rifiuta l’affare e preferisce “Repubblica” e il suo impegno editoriale. Nel 2006 subentra a Caracciolo e diventa presidente del gruppo editoriale l’”Espresso” s.p.a.

Il modello “Repubblica”.
Uno dei punti di forza, che ha siglato il successo di “Repubblica” nel panorama della carta stampata è la particolarità della sua forma. Particolarità di formato, di genere, di impaginazione e nel modo di affrontare le notizie.

Formato, genere e contenuti.
Alla nascita di “Repubblica”, la tradizione giornalistica italiana è ispirata dal modello anglosassone, un tipo di giornale che si limita a riportare le notizie, senza interpretazioni o commenti. È  il modello del giornale registratore. Scalfari crea il suo giornale contrapponendolo a questa formula. Cerca di non riportare semplicemente i fatti , ma li classifica, li ordina e li interpreta secondo una chiave di lettura personalissima che rispecchia gli interessi del lettore. Ricostruisce quotidianamente un agenda che mette in rilievo ciò che è interessante, crea il cosiddetto il “giornale agenda”. Il patto di fiducia con i lettori è importantissimo, in quanto essi si fidano dell’ordine secondo cui le notizie sono state selezionate, perché condividono un identità comune con il loro quotidiano.
Questa tematizzazione delle notizie prende in “Repubblica” una struttura a stella. Attorno alla notizia centrale, si sviluppano una serie di articoli o appendici: pezzi di sfondo, interviste, ricostruzioni degli eventi, dati, informazioni accessorie e quant’altro. Questi dossier, costituiscono il contrattacco che “Repubblica” sferza all’informazione televisiva e diventano uno dei suoi segni distintivi nel panorama della carta stampata.
Anche la struttura di “Repubblica” ha giocato un ruolo importante. Il fatto di nascere con un formato diverso dai maggiori quotidiani già esistenti ha sicuramente acceso un interesse particolare nel lettorato italiano. Il formato tabloid(circa 30 x 45 cm) - di matrice anglosassone – che “Repubblica” ha adottato, si presentava con dimensioni ridotte, più maneggevoli e comode rispetto a quelle classiche.
Lo schema d’impaginazione è a schermo, anch’esso una novità assoluta nel settore. Si è affermato in questi anni in tutti i maggiori quotidiani italiani proprio grazie all’esempio di “Repubblica”. Questo schema propone una gabbia che va oltre alla singola pagina, ma si sviluppa in orizzontale sulla doppia pagina. Le notizie si sviluppano su sei colonne, che si dispongono come a ricordare uno schermo televisivo, con un ritmo irregolare che attira lo sguardo del lettore.
Dalla prima alla sedicesima pagina il giornale lavora con il registro del “primo sfoglio”. Si presume cioè che il lettore legga per prime queste pagine che quindi sono dedicate alle tre o quattro notizie principali o temi di giornata. Finita questa sezione segue la doppia pagina di opinioni, commenti, lettere ed editoriali. Quindi le cronache, dalle più alle meno importanti. A seguire l’economia che a sua volta è divisa in due sezioni: impresa e finanza. Da qui parte la sezione soft dedicata agli spettacoli, televisione e sport. A questo punto, dove presenti, troviamo le cronache locali. In chiusura le sezioni di servizio: programmi tv, oroscopi, giochi, previsioni del tempo.
Tutta questa attenzione che la redazione ha sempre avuto fin dagli esordi nei riguardi dell’elaborazione grafica, porterà all’investimento del full color e, unico caso italiano, alla presenza dell’art director in redazione.

Supplementi e inserti.
Un obiettivo, che “Repubblica” ha saputo raggiungere nell’arco degli anni, è quello di accompagnare il suo lettore. Non solo fornendogli le notizie per lui più importanti e contestualizzandole su una scala di valori condivisi, ma inserendosi nella quotidianità e scandendola con strumenti più specifici e mirati, affiancando al quotidiano una serie di proposte: magazine specializzati, supplementi, espansioni di cronaca, libri, film, enciclopedie ecc… Nello specifico abbiamo:
·         “Affari & Finanza”, supplemento settimanale maschile dedicato al denaro. Esce il lunedì.

·         “Diario di Repubblica”, inserto di 4 pagine, in cui vengono approfonditi importanti temi analizzando una parola chiave. È un bisettimanale ed esce il Martedì e il Venerdì.

·         “Viaggi” e “Salute”, supplementi settimanali che troviamo in allegato di Giovedì.

·         Il “Venerdì”, primo storico magazine che è stato lanciato, tratta di attualità. È il supplemento del Venerdì. Nello stesso giorno troviamo anche il secondo numero del”Diario”.

·         “D-La repubblica delle donne”, supplemento settimanale prettamente femminile il Sabato. Una volta al mese insieme a “D” esce il supplemento dedicato alla casa “Dcasa”. Sempre di Sabato insieme al quotidiano c’è l’inserto “Almanacco dei libri”, 8 pagine di recensioni e classifiche.

·         “La Domenica di Repubblica”, inserto settimanale di 20 pagine, che esce ogni Domenica, dedicato ad approfondimenti di attualità. Sempre lo stesso giorno, a soli dieci centesimi esce “Metropoli”, supplemento settimanale che tratta “dell’Italia multietnica”.

·         “Xl”, megazine mensile dedicato ai giovani, “Velvet” altro magazine mensile, che tratta di glamour e moda.

·         “Album di Repubblica” e “Atlante di Repubblica”, volumi speciali di solito ad uscita annuale. 

·         Enciclopedie, film, libri, guide turistiche, corsi di lingua, ecc…